Vincitori 2019
Categoria Lungometraggi
Samosely (Italia, 2017, 58’) di Fabrizio Bancale
Sinossi: Il 26 aprile 1986 avvenne il terribile disastro di Chernobyl. Circa trent’anni dopo, alcuni samosely, uomini e donne che si opposero all’evacuazione imposta dalle autorità sovietiche, sono ancora lì. Nonostante i molteplici rischi, non hanno mai voluto abbandonare la loro terra.
Motivazione: Per un’opera cinematografica che racconta con un linguaggio
essenziale, eppure fortemente simbolico, una straordinaria storia diresistenza umana. Accompagnato da un'efficace resa fotografica, ilfilm condensa in un’ora di montaggio la scelta di una comunità che,dopo il disastro atomico di Chernobyl, si esilia dal processo storicoperché ritiene lo sradicamento dalla propria terra più nocivo delleradiazioni. Svariando tra paesaggi fuori dal tempo e una perturbantedimensione distopica, le immagini girate in soli sette giornirestituiscono allo spettatore la forza di una narrazione sospesa, incui tutto è già accaduto o, più probabilmente, deve ancora accadere. Edove l'ultima sopravvivenza o la futura drammatica estinzione sonolegate a una natura tragicamente bella e tuttavia inesorabilmentecontaminata.
Categoria Cortometraggi
9 su 10 (Italia, 2018, 15’) di Andrea Baroni
Sinossi: Una coppia impegnata a fare la spesa in un supermercato semideserto discute su cosa significhi diventare genitori e affrontare dubbi, paure e difficoltà per la nascita di un figlio.
Motivazione: Attraverso la storia di una coppia di trentenni, lei francese, lui italiano, lei vegetariana, lui carnivoro, il film affronta con ironica leggerezza i temi della contemporaneità e l'idea stessa della diversità culturale e di genere. L'incontro in un supermercato con una bambina mascherata da principessa provoca tra i due protagonisti la discussione più importante: quando ci si sente pronti per un figlio? Nella filigrana di una sceneggiatura ben costruita il rapporto con i sentimenti, la malattia e le contraddizioni della crescita.
Categoria Laboratori
Per un pugno di banane (Italia, 2018, 12’) di Davide Forte
Sinossi: Nel piccolo villaggio di Turtle Creek si stanno celebrando le nozze tra il più ricco proprietario terriero John Crockett e la bella Marisol Bonaz, quando improvvisamente la banda di Frank irrompe nella chiesa durante la cerimonia e rapisce Marisol. Lo sceriffo, insieme al suo fido consigliere Watson, appresa la notizia del rapimento, raduna il villaggio per far luce sulla vicenda. Marisol riesce a liberarsi da Frank, che inseguendola attira l’attenzione del villaggio. Ne segue una sparatoria nella quale i banditi vengono catturati e sbattuti in prigione. Il popolo può finalmente festeggiare le nozze dandosi alle più sfrenate danze.
Motivazione: per essere riuscito a raccontare una storia del selvaggio West attraverso una narrazione credibile, rafforzata da un cast "d'eccezione", vero perno di un'opera brillante e ambiziosa. Nel film, Forte diverte e si diverte, dando prova che il cinema ha, tra i suoi obiettivi, quello di unire e includere: il suo lavoro, infatti, dimostra che tutti, proprio tutti, hanno la possibilità di passeggiare tra polverosi paesaggi del Mississippi, indossare ingombranti cappelli da cowboy, impugnare vecchie Colt e salvare giovani pulzelle in difficoltà. Non serve una macchina del tempo: bastano solo un po' di fantasia, una sana dose di ironia e la volontà di vincere a tutti i costi le proprie sfide. Bang! Colpiti al cuore.
Premio della Giuria Giovani
The Silent Child (Inghilterra, 2017, 20’) di Chris Overton
Sinossi: Joanne, una giovane assistente sociale, viene assunta da una famiglia per accudire e istruire Libby, una bambina sordomuta. La scelta della ragazza di insegnarle il linguaggio dei segni, però, si scontrerà con le decisioni della madre della piccola.
Motivazione: Una storia di grande impatto emotivo, ben raccontata, capace di arrivare subito al cuore dello spettatore. Bella la sceneggiatura e la fotografia. Molto attuale nel riferimento alla famiglia che non ha mai tempo di curare le relazioni, soprattutto con i soggetti più fragili. Ci ha comunicato che curare vuol dire "prendersi cura", mettendo al centro la persona e la sua dignità, non i suoi problemi.
