LUNEDÌ 18 OTTOBRE 2021 - NOTIZIE

VII PREMIO FAUSTO ROSSANO - ECCO LA PRESENTAZIONE DEI FILM IN CONCORSO


Nella settima edizione sono 44 le opere in concorso



A cura di: Segreteria organizzativa
Fonte: Ufficio Stampa

Dopo un’edizione caratterizzata dal buio di un eremitaggio sociale, il Premio Fausto Rossano torna in presenza. Nella settima edizione sono 44 le opere in concorso, selezionate tra le 300 iscritte, che si dividono in 7 categorie (Cortometraggi, Documentari, Laboratori, Animazioni, Focus Campania, Studenti, Scuole), oltre ad una sezione dedicata alla violenza sulle donne. Lavori che giungono da tutto il mondo (Colombia, Singapore, Russia, Taiwan, Slovenia, Serbia, Francia, Spagna, Turchia, Germania, Cile), con una particolare attenzione alla produzione iraniana che conta 4 titoli in gara e alle donne che firmano 15 opere. Tra gli argomenti trattati spazio anche a ambiente e migrazione.

Come da tradizione il Premio si pone l’obiettivo di affrontare temi su cui è fondamentale far luce: spazio a opere che raccontano problematiche sociali nelle società attuali e molteplici aspetti della salute mentale, come il crudo - e allo stesso tempo toccante - racconto di Issa, ventinovenne tenuto in catene in un villaggio del Ghana a causa del suo disagio mentale, in A Man in Chain, documentario di Alireza Mirasadollah, già giornalista e documentarista per la BBC e l’Iran International TV. Uno sguardo iraniano presente anche nel corto Congenital, dei registi Saman Hosseinpuor e Ako Zandkarimi, giovani registi curdi, pone l’attenzione sulla sessualità della sua protagonista Roja, venduta ad un uomo come ‘risarcimento’ per la morte del figlio e costretta a scappare per non sottostare al ricatto di una prima notte di nozze non desiderata che svelerebbe il suo segreto.

Contraddistinto da opere raccontate con occhio autenticamente femminile (tra le altre, Cuando llegue la carta, Ora zero, Otava e Alone Together), attraverso la nuova sezione fuori concorso “Violenza di genere” l’edizione del 2021 parla allo spettatore degli strascichi di un abuso subito in infanzia e urlato dopo anni di oblio (Adieu Lulu) o della solitudine di donne vittime di violenza quotidiana (My name is Sami) dopo lo scoppio della pandemia. I corti sulla violenza di genere ci rapiscono e incantano, obbligandoci a prendere contatto con quel femminile tanto vituperato da essere mortificato se messo troppo al centro dell’attenzione dei media. Come possiamo integrare qualcosa che non conosciamo perché radicalmente inscritto in una differenza di genere che ancora oggi ci appare come incomprensibile? Questa è la domanda a cui questi corti provano a dare una (parziale) risposta.

Altre forme di violenza sono raccontate nella categoria animazione anche attraverso simboli della tradizione popolare sarda, come nell’incalzante S’ammutadori; con scatole, fiori ed enormi pachidermi nelle stanze, come nel delicato Elephant in a Room e con il bianco e nero de La grande onda (con le voci di Valentina Carnelutti, Marco Leonardi, Fortunato Cerlino e Antonio Catania), ritratto di una delle più efferate e potenti organizzazioni criminali al mondo, la ‘Ndrangheta, raccontata attraverso la vita e la morte di Gennaro Musella, un uomo comune.   

Non mancano corti dedicati a temi ambientali (come Scream for Ice ed Echo) e sportivi (come La fortuna non esiste - La storia del bomber di Dio, documentario su Carlos Clay França, ex bomber del Potenza ritrovatosi ad affrontare un tumore alla colonna vertebrale.

Le opere della categoria 

Studenti, realizzati in università o scuole di cinema, hanno un’impronta prevalentemente femminile. Dei 6 corti selezionati, 4 sono firmati da giovani registe (Alone Together di Aglaja Filipovic, Coo Coo di Svetlana Belorussova, Otava di Lana Bregar, La Macchia di Caterina Fattori).   

Oltre le opere di professionisti del settore o di studenti di scuole di cinema e università, il Premio Fausto Rossano offre uno spazio di visibilità importante ai film laboratoriali, che sono quelli realizzati all’interno di percorsi riabilitativi all’interno di centri diurni, centri di salute mentale o progetti di socializzazione tra le persone come dimostrano i corti Storie di condomini e di balconi realizzato nel Centro di Salute Mentale di Gravina in Puglia o Neurosis diretto da Fabio Pannetto che coinvolge alcuni giovani non attori del paese di Castelvetrano (TP) al fine di stimolare la sensibilità all’arte e alla nevrosi intesa come incapacità di ascoltare ed essere ascoltati.

Intense le tematiche affrontate nella categoria Focus Campania, film realizzati da registi campani o girati in regione. “Oltre i Giganti” di Marco Renda narra di un Don Chisciotte bloccato fisicamente in una dimensione che non percepisce come nuova, “Antonio” dell’attore e regista Emiliano De Martino che interpreta e racconta la malattia, la vita e le rivalse umane e professionali dell’onorevole Antonio Guidi o il corto documentario “Quaranta Cavalli” di Luca Ciriello sulle scorribande estive di un gruppo di ragazzini di Chioggia, i loro sogni sull’acqua e le loro aspettative. In “L'invito” dei Fratelli Borruto parla dell’arrivo in un borgo di un barbone e l’accoglienza degli abitanti, “La Musica nell'Anima” di Loris Arduino racconta le note di genio, sregolatezza e follia di Domenico Cimarosa, in “Stryx" di Martina Cristofaro il protagonista è Victor, giovane ragazzo omosessuale, dinamico e solare, che compie il primo passo per accettarsi mostrandosi al mondo per quello che è.

Nella categoria scuole, i finalisti vengono premiati soprattutto per il coraggio dimostrato da produttori e attori: al di là degli attualissimi temi affrontati in maniera molto profonda e con competenza fuori dal comune per la giovane età, quello che colpisce è l’audacia con cui gli attori sono riusciti a mettersi a nudo in questa esperienza, affrontata con intensità e serietà.

Da Gianthurco (Luca Lanzano) a La Felicità (Marco Di Gerlando e Ludovica Gibelli), passando per Sotto quel Telo non c’è un cadavere (ZuccherArte) e Paper Boat (Luca Esposito), è evidente la traccia lasciata dalla pandemia nel vissuto individuale e collettivo di questi soggetti. Le Cose che amiamo (Flavio Ricci) comunica con maggiore leggerezza temi affini, come uno spaccato sociale costretto al compito di elaborazione d’un trauma da affrontare col sorriso.

 
 
 


 


 

 

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